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venerdì 13 marzo 2009

UNA GIORNATA DA RICORDARE


Ieri la giornata è iniziata in modo insolito, ho capito subito che sarebbe stata da ricordare.


Tiffany  che ha sempre ignorato la cesta con i gattini di Sissi, salvo per soffiare in loro direzione, ieri mattina ne era istallata comodamente e  allattava  gli stupiti pelosetti!


Cosa mangiassero non so, però gradivano, a chi la cosa non andava bene  era alla  loro mamma che non capiva.


Veramente non capivo nemmeno io, oppure si, sicuramente era legato al fatto che doveva partorire, ma non ne vedevo nessun segnale.


Per tutta la giornata c'è stata "battaglia" tra le due gatte, Sissi recuperava i suoi figli e Tiffany le correva dietro per riprenderseli, una cosa snervante anche per me che dovevo fare da paciere.


Ho chiamato il veterinario il quale mi ha spiegato un pò di cose e mi sono messa ad aspettare come da lui suggerito.


Verso le 17 ci sono state le prime avvisaglie del travaglio, se ci fossero stati dei dubbi bastava guardare Tiffany, la coccolona si è messa a miagolare disperatamente ma senza mollare i micini.


La sala parto era pronta, ma farci stare la gatta più sei piccoli lupetti non è cosa facile, mentre il travaglio procedeva io piano piano facevo diminuire la folla.


Verso le 18,30 è nato il primo, Tiffany finalmente si è messa più calma e ha iniziato a leccare suo figlio, di continuare a partorire non se ne parlava più!


Solo che non potevo muovermi, se mi allontanavo Tiffany scendeva dal divano e si precipitava con i gattini di Sissi lasciando solo e ancora bagnato suo figlio.


Le contrazioni erano sparite, ma tastandola sentivo che c'erano ancora dei piccolini, con pazienza sono rimasta accanto a lei, e verso le 22 è nato il secondo.



Alla fine stanchissima ho preso una cesta ho messo Tiffany e i suoi due piccoli e sono andata a letto.


Ho messo  la cesta sul letto, in fondo ai piedi, illudendomi  di poter tenere sotto controllo  la mia isterica gatta, ma naturalmente sbagliavo.


Anche se avevo chiuse le porte lei cercava di andare a prendere i micetti in sala, grattando la porta come un'ossessa e miagolando come se la stessimo uccidendo!



Disperata gli aprivo la porta e in un battibaleno arrivava con un micio in bocca e saltava sul letto con un'agilità straordinaria.


Alla fine pur di dormire l'abbiamo lasciata fare, nella notte è nato il terzo micino, ma ad un certo punto ci si è messa anche Sissi.


La mia dolce Sissi rivoleva i suoi figli, così è iniziata un va e vieni dalla camera alla sala, le gatte si rubavano i micetti che naturalmente miagolavano fortissimamente, alla fine ho messo la cesta in sala e lasciando che se la sbrigassero da sole!



Stamattina erano tutte e due nella cesta più grande e allattavano un groviglio di 9 gattini, Tiffany allatta tutti e Sissi anche.

lunedì 19 gennaio 2009

Atex

Che vi devo dire?


Una cosa sola, mai dire mai. 


Nella mia famiglia il solo, ne sono certa, desiderio rimasto a livello di sogno dei miei due figli è stato un cane.


Tante volte chiesto e tante volte rifiutato.


Il motivo sempre lo stesso, troppo piccola la casa, mancanza di giardino, cani e gatti non vanno d'accordo, troppo impegnativo da gestire.


Tutto questo "prima", ora ufficialmente abbiamo anche un cane, Atex!


Mia figlia da sempre sognava un cane, ma non un cane qualsiasi, no, per lei il cane è il pit bull.


Figurarsi noi, nemmeno per sogno, quando andrai a vivere da sola allora farai come vorrai, ma qui in questa casa, con noi e gatti, niente pit bull!


Ci faceva la faccina dolce dolce, ma noi genitori forti delle nostre convinzioni non abbiamo mai mollato.


Certamente non pensavamo che la cosa ci sfuggisse di mano, e in questa maniera poi....


Ricordo la telefonata del suo ragazzo che la pregava di correre a casa sua, il motivo era segreto, ma qualcosa mi disturbava, cosa stavano combinando?


L'ansia cresceva e cosi chiamo la figlia chiedendo il motivo di tale urgenza.


Una Mara felice e in estasi mi risponde che è arrivato il regalo del suo compleanno, una certezza dentro me, "non dirmi che è un cane!".


Una voce stupita "mamma, come hai fatto a indovinare? é bellissima si chiama Atex  e  è un pit bull!"


Ho chiuso la telefonata sentendomi quasi male, con suo papà iniziamo una guerra contro Atex.


Vietato portarla a casa, tranne se c'è lei, deve tenerla lontana dai gatti, lontana da noi perchè puzza, se farà pipì o pupù, sarà compito suo pulire, insomma Atex non la vogliamo!



La porta a casa un sabato, verso la metà di novembre, e è difficile fare finta di trovarla brutta e puzzolente, ha due occhi incantevoli, ci guarda  implorando  un pò d'amore, è bravissima, si va beh, a volte fa la pipì sul pavimento, ma è piccolina e poi Mara è bravissima a pulire tutto.


Così tutti i fine settimana è da noi, io le faccio il regalo di natale, un cappottino rosso, fa tanto freddo fuori, piano piano iniziamo a conoscerci, complimenti e salti con relativi leccamenti sulle mani protese in avanti per "salvare" il viso da quelle lavate d'amore.


Durante le vacanze natalizie Atex è sempre stata da noi, quando se ne è andata ho sentito la sua mancanza, con i gatti la convivenza non è risultata difficile e così ora viene più spesso.


Cadute tante piccole barriere, questa cagnolina si è trovata un posto in famiglia, l'ultima barriera è caduta oggi.


Ho visto Dario che appena tornato dal lavoro la coccolava, e notava che con lui non scodinzolava, sembrava deluso, povero amore mio, ed  era lui il primo a dire che, "assolutamente niente cani in casa nostra".


Ecco, diciamocelo, ora abbiamo anche un cane!

mercoledì 3 dicembre 2008

MERLINO...

Sicuramente  ogni famiglia ha  ricordi legati ad animali che hanno condiviso la vita assieme a loro.


Nella mia un posto speciale lo tiene Merlino, una gracula religiosa, detto anche merlo indiano.


animali

Il perchè proprio un merlo indiano non ricordo, ricordo bene il nostro andare a vedere "solo per guardare"  una mostra di uccelli con relativa gabbia in macchina!


Gironzolare per la fiera e innamorarci a prima vista di quel "pulcino" è stato naturale.


Il trovarci tutti d'accordo anche sul  nome è stata la certezza che Merlino era "nostro".


Così siamo tornati a casa felici e pieni di entusiasmo per il nostro nuovo amico.


Come casa gli abbiamo preso una gabbia enorme, rotonda e tutta dorata con relativa altalena e vari trespoli, lui che era ancora piccolo ci si perdeva, ma si vedeva che gli piaceva tanto!


Crescendo diventava sempre più bello, e iniziava a "parlare", la sua prima parola è stato il classico "ciao", poi via via il suo vocabolario si è arricchito anche con frasi, tipo: - fabio studia, fabio leggi-


oppure: - mamma, papà, dario, come stai? e fischi, tanti fischi con i quali esprimeva la sua gioia.


A volte per farlo smettere coprivo la sua gabbia con un telo e la cosa lo offendeva moltissimo.


Amava tantissimo bagnarsi, tutti i giorni faceva il bagno ed era uno spasso vederlo, io gli mattevo una grande ciotola piena d'acqua tiepida nella gabbia e poi aspettavo.


Lui sul trespolo che fissava la ciotola fischiettando, poi con un piccolo volo si posava sulla stessa e immergeva una zampa nell'acqua come a sentirne la temperatura, poi ritornava sul trespolo per poi tuffarvisi  come in una piscina.


Guardarlo era tutta una risata e lui da gran pagliaccio gradiva i nostri applausi.


Imitava tutte le voci dei bimbi della via, a volte cantava  in inglese, bastava che sentisse una parola con un suono strano e subito la faceva sua.



Imbarazzante è stato quando un'estate lo abbiamo lasciato da mia sorella mentre noi eravamo al mare, tornati tutti a casa ci siamo resi conto che Merlino .... bestemiava, ecco li è stata dura fare finta di niente, ma il non lodarlo è stata la strategia giusta, in poco tempo le parolacce sono sparite.


Da adulto Merlino era bellissimo, e di una simpatia che ti incantava,  anche i nostri amici ne erano innamorati, a prova di ciò ho tantissimi filmati che dimostrano le sue bravure, sia canore che gestuali.


Purtroppo non è morto di vecchiaia, è morto per una mia dimenticanza e questo mi fa ancora male.


Una notte d'estate  l'ho lasciato fuori, in terrazza, così si è raffreddato,


la sera dopo stava male, sembrava avesse la febbre, e io cosa ho fatto?


Da vera idiota le ho dato 3 gocce di novalgina non sapendo che per i volattili è veleno, così il mio povero Merlino da allora ha iniziato ad avere crisi epilettiche.


Tutti i veterinari che ho interpellato hanno solo confermato la diagnosi, epilessia e che non si poteva fare niente, e così è stato.


Merlino è vissuto ancora fino all'inverno, poi durante una crisi più forte delle altre mi è morto in mano, mentre piangevo abbracciando mio figlio Fabio che non voleva assolutamente lasciarlo andare.


Ora la sua tomba è giù nell'aiuola con altri piccoli amici che abbiamo amato, ma il loro ricordo abita nel nostro cuore.


giovedì 28 agosto 2008

VITTORIA...

gatti


....abbiamo vinto!!!!


ecco a voi il prigioniero di Alcatraz,


vinto, sconfitto, senza più speranza di fuga.


e io dico (meno male) sei salvo!!!!!


l'uomo nero guarda e sicuramente non gradisce.


nella mia via non ci sono più gatti,


tanti danno la colpa ai cinesi,


io no!!!!! 


 


buona giornata a tutti,


volevo ringraziare il mio amico Sergio che mi ha regalato il bannerino che vedete sopra i vostri commenti.


la gatta è la mia Tiffany che abbraccia un suo gattino,


Grazie Sergio, sei bravissimo.


chi vuole andare a trovarlo,


http://graficainmente.splinder.com



Ho visto dai commenti che tanti chiedono spiegazioni riguardo al fatto in cui affermo che nella mia via non ci siano più gatti.


é vero, non ci sono,


ma non solo da me, è allarme un pò in tutta la provincia.


Sul lago di Garda le varie associazioni si sono messe sul piede di guerra,


troppo i gatti spariti.


Le colonie di gatti sono state decimate, ma non per le malattie,


il fatto è che non si trovano i corpi.


Non so, magari è una leggenda metropolitana, ma gira la voce che finiscono a fare da pelliccia nei giubbotti creati dai cinesi nei mille  laboratori clandestini della nostra zona.


Vi racconto un fatto che mi è accaduto pochi mesi fa.


Sul cellulare mi arriva un messaggio intimidatorio,


"chiudi Mefisto, subito, subito,non fallo più uscire!"


Io stupita rispondo che Mefisto è sempre "chiuso" e chiedo il perchè.


Risposta sibillina,


"con Mefisto ci fanno una giacca intera"


a questo punto la chiamo, non riuscendo a capire che razza di scherzo sia.


Claudia mi spiega che è in contatto con le associazioni di Desenzano e Rivoltella del Garda, c'è un allarme generale, è quasi sicuro che la sparizione dei gatti sia legata al loro pelo.


Non so che pensare, da me non ci sono, e il perchè lo sapete,


per il resto non so, non voglio nemmeno pensarci....




giovedì 8 maggio 2008

Un'altra storia...

Photobucket
Nel mio cuore, mescolato tra ricordi di animali che hanno condiviso un tratto di cammino con me e la mia famiglia c’è il ricordo di una “gazza ladra”, chiamata Checco, ora vi racconterò questa simpatica storia sicura di trovare in voi degli ascoltatori attenti e partecipi.

Dove abito non ci sono gazze, per vederle bisogna spostarsi nel mantovano, nella piatta pianura padana, io vivo tra le colline moreniche che fanno da sfondo al lago di Garda da una parte, dall’altra la città di Brescia, con vista sul monte di casa la Maddalena.

Ho scoperto questi meravigliosi volatili andando al mare, percorrendo l’autostrada se ne vedono tantissimi e sui pioppi penzolano i loro inconfondibili nidi.

La storia inizia al mare, per l’esattezza a Castiglione della Pescaia, quell’anno eravamo col carrello tenda, ricordo che siamo arrivati al campeggio Etruria, a mezzogiorno, c’era un assordante concerto di cicale, (a noi sconosciute) già preoccupati pensando alla notte abbiamo montato il carrello.

Va detto (a sentire gli abitanti) che a Castiglione non piove mai, sarà vero, ma quell’estate i temporali ci volevano bene…. e di notte spesso e volentieri era tutto un tuono, fulmini e scrosci d’acqua.

Il campeggio sorgeva nella pineta maremmana, sui pini sopra le nostre teste c’erano i nidi delle molte gazze che vivevano e mangiavano (si può dire) con noi, era uno spasso buttare loro dei pezzettini di cibo, sembrava che ci ringraziassero con la loro testolina ballando attorno a noi.

Una notte tra pioggia e tuoni sentiamo i disperati urli di gazze e miagolii altrettanto furiosi dei gatti che vivevano in campeggio, Dario ed io ci catapultiamo fuori e proprio sotto la “camera” vediamo un cucciolo di gazza che cerca di farsi il più grosso possibile per spaventare il gattone che incombe su di lui.

Naturalmente scacciamo l’infuriato felino, cercando di prendere con delicatezza il terrorizzato piccolo, accorgendoci così che ha una zampina rotta.

La mattina cerchiamo la mamma gazza, ma invano, mio figlio è “sicuro” che sia finita tra gli artigli del gatto, dunque il piccolo è nostro!

Giriamo tutta Castiglione per cercare informazioni per poterlo curare, ma la risposta è che “ci sono tante gazze”….

Compriamo una gabbia per metterlo al sicuro dai gatti, poi con delicatezza mio marito ed io gli “stecchiamo” la zampa rotta con il legno di un gelato, il trauma subito sembra passare col cibo che ingurgita in continuazione.

Passano i giorni, della mamma neanche l’ombra, ormai per noi è di famiglia, gli abbiamo trovato anche il nome Checco ….. lasciarlo è impossibile!!!!

Così finite le ferie, si parte verso casa con Checco a seguito, la zampa sembra saldarsi bene, inizia a saltellare tutto contento “sentendo” che il pericolo dell’abbandono è svanito.

Tornati a casa, c’è il solito tran tran, il lavoro, la casa e …. Checco, mio marito gli ha costruito una gabbia enorme che mettiamo in terrazza, è il punto di ritrovo preferito di tutti i bambini della via, tutti gli vogliono bene, tutti lo vogliono vedere.

Passa l’autunno e pure l’inverno, è primavera e Checco è bello come il sole, l’unica cosa è che lui si strappa le piume della coda, fa ridere, tutto bello e senza la coda ….

Lo porto giù in giardino, lo lasciamo libero cercando di fargli capire che DEVE imparare a volare, lo incitiamo, lo blandiamo con paroline dolci come fosse un bambino capriccioso, ma lui niente,

come un pollo mi segue zoppicando, sembra dirmi che lui sta bene dov’è, non se ne vuole andare, lo guardiamo sconsolati non riusciamo a fargli capire che lui è una gazza, che deve volare, lo riportiamo a casa e lo vediamo felice nella sua “prigione”, gli lasciamo la porta della gabbia aperta ma lui va e viene sempre saltellando.

Che fare??? Ora è giusto che ritorni a essere un uccello, che impari a volare e a vivere da gazza.

Ne parlo sul lavoro, una mia collega mi dice che suo cognato è un appassionato di pappagalli e volatili di varie specie, abita sulle colline con vista lago, ama i suoi uccelli e li lascia liberi di volare nel grande parco che circonda la sua villa.

La soluzione sembra ottimale, Checco vivrà in semilibertà, certo separarci da lui è un dolore, ma anche mio figlio capisce che per il nostro amico è l’ideale.

Con tristezza salutiamo il nostro Checco, con la promessa di andare a trovarlo, la mia amica mi rassicura che avrò sempre sue notizie tramite lei.

Passano i mesi e a Checco lasciato libero di scorazzare dove vuole, è cresciuta una splendida coda, riesce a fare dei piccoli voli tornando sempre a “casa”, è una gazza felice, seguendo i suoi progressi ci sentiamo tutti contenti per lui, sicuri di aver fatto la scelta giusta.

Ma una mattina, appena arrivata in ospedale, mi vedo venire incontro Mariella che mi abbraccia scoppiando in lacrime, spaventata, penso ….. non so cosa penso so solo che il mio Checco non c’è più.

Il cognato di Mariella era andato a Milano, per sicurezza aveva rinchiuso Checco nella gabbia, indovinate quello stupido uccello che cosa ha fatto????

Annoiandosi si è strappato tutte le piume della coda, quando è stato “liberato”, ha ripreso a fare come il solito i suoi piccoli voli.

 Ma senza coda è un problema volare, lui era abituato a sorvolare la piscina per il lungo, ed è proprio nell’acqua che è stato trovato …..morto.

Ecco questa è una “storia” che fa parte di me, un amico che mi è rimasto “dentro”,

un amico che quando mi vedeva saltellava come un pollo, mi veniva incontro felice dicendomi con una voce gracchiante : “ ciao come stai?”.