giovedì 8 ottobre 2009

PERIODI NERI

solitudine Pictures, Images and Photos


Ci sono periodi pesanti, giorni senza senso, ore trascinate a forza dalla non voglia di fare.
Giorni che giro al largo anche dal computer, leggo e mi lascio coccolare da storie inventate da altri.
Guardo l'autunno avanzare ma non trovo gioia nei suoi colori, forse perchè fa ancora caldo e le foglie sono avvizzite da tempo.
Restano appese ai rami come pipistrelli a testa in giù, l'estate non è stata clemente con loro, pochissima pioggia le ha lasciate così, smorte e fragili.
Niente funghi e nemmeno castagne, la terra è troppo arida.
Mi va bene così.
Così mi sento a volte.
Arida e stanca, è un periodo, lo so, poi passerà.
Passerà e tornerò a scrivere i miei pensieri, ma oggi ne sono vuota,
Ridere solo la bocca e non con il cuore e gli occhi fa male, non fa per me.
Aspettatemi 

martedì 29 settembre 2009

OLTRE

...OLTRE.... bisogna andare oltre.
Questo non toglie il dolore che come un martellare furioso continua a rincorrere i miei pensieri.
Sono stata ore seduta in silenzio, così da sentire anche il più flebile miagolio, ho guardato il tramonto diventare notte e il freddo diventare nebbia.
Ho visto le rondini partire, ho seguito i loro interminabili voli, il loro radunarsi e il loro chiamarsi.
Come tante prefiche le ho sentite urlare, chiamare a raccolta le più giovani e i più spericolati.
Ho guardato le false partenze, poi quando tutto sembrava una farsa, di colpo c'è stato il vuoto!
Ecco, è successo, l'estate è finita.
Partite le rondini, i settembrini già fioriti, le foglie iniziano a cadere, tutto continua come se niente fosse successo.
Sono solo io che non riesco a oltrepassare questo stupido dolore.
é come trovarsi sui sassi bagnati di un torrente, e sto cercando quello giusto, quello che non si muoverà quando cercherò di attraversare il guado.
Sono solo pensieri senza senso, lo so, ma mi sento più povera, continuo ad accarezzare Tiffany, Sissi e Maya, quasi a ricordarmi che loro ci sono, ma è Mefisto quello che mi manca.

domenica 20 settembre 2009

MEFISTO



Questo per me è un brutto periodo, sono ormai più di 15 giorni che il mio Mefisto è scomparso.



La sera prima di partire per Saviore le ho fatto un pò di foto, mai pensando di non ritrovarlo più al mio ritono.



Ultimamante era diventato nervoso, vuoi perchè geloso di Kora, vuoi perchè assomigliava sempre di più a quei 50/60 enni che sentono la gioventù svanire e cercava in tutti i modi di evadere per avere mille avventure!



Non siamo più riusciti a beccarlo mentre scappava, tutti ormai eravamo convinti che riusciva a volare, si, come gli scoiattoli volanti, allargando le quattro zampe e tenendo la coda come timone.




Oppure calandosi come un acobrata lungo il muro perimetrale della casa, a nulla sono servite le grate e le varie reti messe apposta per impedire le sue fughe.



Devo dire che era molto arrabbiato con me, dopo avere consultato due veterinari e avendo avuto la stessa risposta l'ho fatto sterilizzare.



Mefisto ha 7 anni e mezzo, dunque un signore di mezza età, la sua razza, certosino, non è per niente aggressiva e infatti le prendeva sempre, quando arrivava a casa era conciato sempre da far paura, corse dal veterinario, punture e antibiotici, poi fare i test per le varie malattie.




Così seguendo le indicazioni del veterinario ho fatto quello che  sembrava il male minore ma non ho fatto i conti con Mefisto, pensavo di proteggerlo e di farlo stare meglio, invece mi ha dimostrato il contrario, se ne è andato.



Spero tanto che torni e che non abbia incontrato sulla sua strada "l'uomo nero".



Dire che mi manca è riduttivo, di notte ho incubi e sento  sempre la sua voce che mi chiama per avere coccole e gratini.



Sto vivendo la sua scomparsa come un lutto, niente riesce a darmi la speranza che possa ritornare ed è questo a farmi paura, non ho mai avuto questa certezza che Mefisto non tornasse da me.

venerdì 11 settembre 2009

IL MIO 11 SETTEMBRE....

disperazione Pictures, Images and Photos


.... è 11 settembre, una data che tutto il mondo ricorda, è giusto così, anch'io ricordo esattamente ogni ora, ogni minuto di quel pomeriggio.



Ma ho anche altri ricordi legati all'undici settembre, più personali, vero Cri?.



Tre anni fa era semplicemente un lunedi, primo giorno di scuola, una bella giornata, calda ma non troppo.



Non so perchè ne parlo, solo che io ne ho bisogno, a distanza di tre anni forse ne ho elaborato il lutto?



Non credo, so solo che il dolore è da stamattina che mi rosica, devo accendere la candela, già, io non vado mai al cimitero, ma ad ogni ricorrenza "devo" accendere una candela.



Una candela speciale, bellissima, scelta con cura e sempre profumata.



Lo so non serve a niente ma mi piace accenderla per la persona che abita nel mio cuore, anche se solamente per alleviare il mio dolore.



Tre anni fa, come ho detto era lunedì e Cristina stava morendo, l'ho capito da subito, non per niente lavoravo in ospedale, quando sono scesa per cambiarla, c'erano già tutti i segni.



Marisa non voleva ascoltarmi, si agrappava a tutto, ricordo che mi sono messa a urlare per aumentare la morfina, ma che cazzo poteva fargli male?



Cristina era solo dolore!



Non potevo permettere che per egoismo nostro Lei conoscesse l'inferno del dolore più atroce.



Ho urlato che avrei chiamato il 118, così sarebbe morta da sola!



Già i suoi figli evitavano la camera, troppo gli urli dovuti al dolore, troppo la paura di vedere la loro mamma ridotta a un ammasso urlante e inriconoscibile!



Già i figli, i miei nipoti, 4, l'ultimo Alessio di appena 5 anni, muti, scioccati, veramente se vogliamo essere sinceri sono ancora fermi a quell'11 settembre del 2006.



Niente è cambiato da allora, non vogliono cambiare, sarebbe come dire veramente addio alla loro mamma.



Ricordo che sono salita in casa mia, mi sono messa sotto la doccia e ho urlato, gridato tutta la mia rabbia e lo schifo che mi sentivo dentro, il non accettare un epilogo che avevo seguito per tre brevi anni, io volevo più tempo.



Tempo per Lei, per me, per i suoi figli, tempo che non c'era più...



Sono scesa e Lei era in agonia, fuori c'erano operai che stavano riasfaltando la strada, ricordo che come una iena sono balzata addosso al responsabile urlando che una mamma di 43 anni stava morendo, e che per piacere andassero a rompere altrove.



Cristina è spirata alle 18, abbracciata a suo marito e ai suoi due figli più grandi, ricordo Luca che le teneva il suo viso sul suo petto e piangeva, non l'ho più visto piangere da allora.



Chiara era un groviglio di dolore, e Massimo, mio cognato, incredulo e sconfitto, ecco tutto era finito, tutto era compiuto.



Per me solo una rabbia e un dolore assurdo, e il peggio è che non riesco a lasciarti andare, scusa Cri, tu sai come sono, una che non vuole che tu te ne vada per sempre.



Ti ho conosciuto bimba, ti sono stata sorella e amica, e sono stata quella che ha fermato la cerimonia quando volevano mettere il vaso delle tue ceneri in un loculo pieno di detriti.



Ricordo il mio sdegno, e il mio farmi avanti con scopa e paletta, quanto abbiamo riso a casa poi....



mi manchi Antipatica.....

venerdì 4 settembre 2009

PAROLE, SOLTANTO PAROLE...

Photobucket

Sappiamo parlare ma non sappiamo ascoltare, pochi sanno ascoltare.


Burattini sempre sul palcoscenico vogliamo essere, sempre primi attori e non vorremmo mai lasciare la scena.


Pieni di noi stessi, egoisti ed egocentrici e capricciosi, come bambini battiamo i piedi, io, io, sempre e solo IO!


Difficile capire quando un amico ha bisogno di te, cogliere il disagio di una solitudine o il dolore dilagante che si intravede solo a tratti in occhi sfuggenti.


Come capire l'attimo se il nostro vivere è solo l'essere?


Parliamo tanto senza dire nulla, domande senza aspettare risposte, come bolle di sapone che soffiamo verso il cielo, nascono in bocca, sotto la lingua, ma non sappiamo assaporarle.


Lanciamo parole come proiettili, quasi avessimo paura di non contare nulla, parliamo con frasi lette, sentite e risentite, come scrittori in erba che rubano ai  poeti parole e sensazioni credendoci grandi pure noi. 


Photobucket

QUESTO è IL MITICO LAGO DI BOS,  VALSAVIORE, GRUPPO DELL'ADAMELLO.


SONO UNA FRANA, OPPURE è SPLINDER CHE OGGI NON HA VOGLIA DI LAVORARE,  MI SI è CANCELLATO  IL POST 


 " MAGIA"  MI SCUSO CON TUTTI QUELLI CHE ERANO PASSATI A LEGGERLO E A COMMENTARLO.


PRENDO DEI GIORNI DI PAUSA E ME NE VADO NELLA MIA MAGICA TANA, A PRESTO,


CESY

mercoledì 19 agosto 2009

LE CARAMELLE DI PAPà

amore


Al rumore della moto che scendeva verso la piazza era una gara a chi arrivava primo.



 


Primo a salutare papà, primo a ricevere i vari fagotti legati stretti stretti così da essere tanti.



 


I primi a salutare quell'uomo quasi estraneo, lontano da casa sempre molti mesi, sempre in "sguissera" (svizzera) a lavorare per noi.



 


Papà, usato sempre come spauracchio dalla mamma, quello che ti avrebbe riempito di botte se non ti comportavi bene!



 


Ma quando arrivava era bello, dimenticavi le possibili punizioni, cercavi un suo sguardo e allungavi una carezza verso quel viso con la scusa di tirargli via lo sporco che il viaggio gli aveva lasciato.



 


Poi come folletti si faceva la fila a portare tutto in casa, speranzosi di trovare un qualcosa per noi.


pasol

 


Papà con lo sguardo stanco ci guardava aspettando che la nostra frenesia si calmasse, poi come un prestigiatore riusciva a farci sorridere.



 


Lunghe file di caramelle, unite due a due emergevano nei posti più disparati, nascoste, stipate un pò ovunque (per via della dogana) file che si capiva da subito che erano buonissime!



 


Caramelle speciali, non si trovavano in vendita in paese e per questo molto più buone e mangiate con la consapevolezza che il papà le aveva scelte proprio per noi!



 


Mai più mangiato caramelle così buone, sono solo ricordi o sarà una vera verità?



 


Papà, quante volte davanti a caramelle rivedo quelle lunghe strisce e sento la tua voce, "cercate bambini, cercate"



 


ti cerco papà, ti cerco tanto, non solo per le caramelle,



 


ma tu dove sei andato?

venerdì 7 agosto 2009

UN ANNIVERSARIO

io e dario


Questo post lo dedico a me, alla mia storia di vita vissuta con il mio compagno di sempre, Dario.



Oggi è il nostro anniversario di nozze, 33 anni insieme, 34 anni dal primo bacio il 13 settembre del 1975!



Penso che nessuno credesse veramente in noi, due ragazzi senza niente, pieni solo del loro amore e dei loro sogni.



Il primo incontro, il riconoscerci e capire da subito che l'importante eravamo noi, solo e sempre noi, le mille difficoltà nel trovare la strada per stare assieme, la decisione di sposarci, anche perchè era l'unico sistema per stare ogni attimo assieme.



Dario che molla l'università, penso che la sua famiglia non mi abbia mai perdonato per questo, anche se la "colpa" non è stata mia, ma una decisione maturata prima di conoscermi.



Cercare un lavoro allora era difficile come ora, gli anni 70 non erano facili per nessuno, ricordo che per entrare in ferriera (raccomandato da mio padre) Dario ha dovuto nascondere il suo diploma di geometra.



Ricordo il suo primo giorno di lavoro, il 2 di maggio 1976, il cercare una casa, qualsiasi, e trovarla in un appartamento con un letto già montato, e esserne felici, fissare la data senza chiedere al prete se la chiesa era libera.



Parlare con il parroco della decisione di sposarci in chiesa solo per desiderio dei miei genitori, ma di non volere fare nessun  corso prematrimoniale, la sua ammirazione sulla nostra sincerità scaturita nell'addobbare l'abazia di tutti i vasi disponibili così che la navata era un tripudio di mille e mille colori!



Dipingere da soli con colori inventati al momento quelle tre stanze, rifiutando qualsiasi aiuto, quasi avessimo paura dell'intrusione di estranei del nostro futuro, anche solo dipingendo i muri.



Per noi era la "nostra" casa, dall'espressione che fece  mia suocera doveva essere quasi una stamberga, ma non ce ne importava!



Forse il fatto era che mia suocera mi aveva visto sole due volte, e l'annuncio del nostro matrimonio la raggiunse al mare, quindi partenza anticipata, insomma un caos per loro, felicità per noi.



Parliamo pure dell'arredamente, che tenerezza mi fa ripensare a quelle tre stanze, camera da letto con armadio stravecchio, sala arredata con reti a mò di divani con sopra materassi con bellissimi teli colorati, librerie fatte a cubo impilate l'una sull'altra, perchè si, i libri erano tanti, più di tutte le altre cose messe assieme, e poi i quadri di Dario, e in mezzo alla stanza tappeti.



Le uniche cose comperate erano quelle indispensabili, un gas, un frigo, la lavatrice, tavolo sedie coperte nenzuola ecc, ecc, insomma il minimo, ma vi assicuro che volavamo.



Come volavamo quel 7 agosto di 33 anni fa, per me non è stato il giorno più felice, lo ero già, anche il vestito ha una sua storia, preso in prestito da una cugina che si era sposata in dicembre (hahhahahha, da notare il cappello con le piume di cigno.... con il caldo che faceva naturalmente ho abolito il bolerino dello stesso piumaggio) e poi separata, la quale continuava a dirmi che mi avrebbe portato male!!



Ritrovarci sul sagrato dell'abazia di Maguzzano, guardarci negli occhi e sapere che era tutto per gli altri, noi sapevamo già che era così da sempre, non c'erano dubbi, non ce ne sono mai stati.



Ci siamo scambiate le fedi, è vero, ma non ho mai fatto una notte con la fede al dito, nel senso che non l'ho quasi mai portata, ci apparteniamo senza nessun vincolo se non quello dell'amore che ogni giorno ci scambiamo.