domenica 21 settembre 2008

INCONTRI CON UNA REALTà DIVERSA

La ragazza entrò in reparto, era la sua prima giornata di lavoro in quella corsia.


Una corsia particolare, dove nessuno voleva andare, tutti i concorsi risultavano deserti, solo lei, partecipava per quel posto.


Lei che non aveva scelta, già sposata, e con la casa in costruzione, non poteva permettersi il lusso di rifiutare.


Come prima giornata l'orario era 8/18, poi naturalmente i turni, e si, anche la notte.


Entrò con il cuore che batteva forte, si presentò alla suora, ignorando le occhiate che le lanciavano le altre infermiere.


Cliff

Occhiate e sorrisini di compatimento, e le frasi non tanto a voce bassa, le sentiva sulla schiena, frasi di scherno verso la sua giovane età,


"per me questa scappa prima di mezzogiorno" 


"troppo giovane, ci toccherà anche il suo lavoro".


Cercando un coraggio che non sentiva iniziò il giro.


Una corsia lunghissima, stanzoni con 6 letti, camere singole per i più ricchi, stanze a 3/4 letti, insomma un reparto geriatrico di non autosufficienti!


Persone buttate, dimenticate in letti a volte con sbarre, a lei più che un reparto sembrava una prigione.


pasol

Il primo incontro la lasciò sbigottita e incredula, mentre camminava  accompagnando la suora,  dalla semi oscurità che ancora avvolgeva il corridoio, sbucò fuori una figura.


Un vecchio, nudo dalla cintola in giù, avanzava piangendo e strappando in pezzi minuscoli quello che una volta era stato il pantalone del pigiama.


La suora lo prese per un braccio, quasi strattonandolo, lo guidò nella stanza e lo mise a letto, senza mai guardarlo  continuando a parlare, a dire che "quelle persone non c'erano ne con la testa ne con le gambe".


Arrivò finalmente mezzogiorno, la ragazza guidò piano fino a casa, le lacrime gli scendevano copiose lungo il viso, il suo compagno l'aspettava curioso di sapere della sua mattinata.


Photobucket

Bastò un'occhiata, l'abbracciò e con  frasi dolci fece smettere quel dolore.


Ma lei sapeva che non poteva lasciare quel lavoro, nonostante lui continuasse a dirlo, non c'era niente da fare o da dire, alle 14 sarebbe ritornata in quel girone dantesco dei dimenticati!


Ho iniziato questi "racconti",


sono storie vissute di tanti anni fa, magari sarà solo uno, o forse no.... 


36 commenti:

  1. ho la pelle d'oca...

    no, continua con questi racconti.

    mi hai fatto ricordare quando lavoravo in ospedale per assistere un ragazzo che aveva fatto un gravissimo incidente.

    aveva avuto il record assoluto di ore in sala operatoria, non aveva niente di sano... ed io ero lì, la sua mano, le sue gambe, la sua bocca...

    dipendeva totalmente da me.

    quante lacrime ho versato per lui quando varcavo la soglia dell'ospedale per andarmene a casa, e com'era difficile non farlo davanti a lui!

    io però non avevo un compagno a rassenerarmi, ho tenuto tutto dentro, anche solo per non dar problemi a mio figlio.

    raccontane ancora cesy, a volte si ha bisogno di leggere storie come queste, a volte servono...

    un forte abbraccio.

    RispondiElimina
  2. ............................................................................senza parole....un saluto scarcagnizzu

    RispondiElimina
  3. racconti di vita vissuta

    vanno letti come tali

    e hanno la forza del reale


    buona idea

    RispondiElimina
  4. Giornata uggiosa oggi....

    Molto bello questo racconto ..anche se questa realta' è triste,scrivine ancora...tutte le verita della vita sono belle..

    Ti abbraccio

    Biby

    RispondiElimina
  5. Solo chi vive a contatto con la realtà, può approdare al difficile compito della narrazione. Le anime sensibili soffrono il doppio: e per la fatica e per ciò che riguarda la condizione di esseri umani orami giunti al declino fisico e spesso, intellettivo. Una giornata grigia e piovosa mi fa da sfondo mentre ti leggo e un brivido mi scorre lungo la schiena. Ti abbraccio.

    RispondiElimina
  6. Storia dura di vita, vita non facile all'inizio di un lavoro. Bisogna farci le ossa e essere insensibili (cosa non facile), io un lavoro come quello non l'avrei mai fatto anche se ho fatto un lavoro molto pericoloso.

    Ciao

    Vinicio

    RispondiElimina
  7. Sei sempre la benvenuta nella nostra casetta :-) Grazie della visita.

    RispondiElimina
  8. Resto sempre affascinata da ciò che scrivi, te l'ho già detto, qualunque sia l'argomento riesci a tenermi incollata allo schermo....continua ti prego....

    Un abbraccio per una serena serata:)

    RispondiElimina
  9. Un cuore che parla e lascia arrivare il suo sentire ai cuori capaci di ascoltare...

    Ci sono realtà che tolgono il fiato e lasciano l'anima in balia di onde emozionali molto forti...

    Il mio sorriso , Lilia

    RispondiElimina
  10. una storia di coraggiosa quotidianità!

    RispondiElimina
  11. ok. Lo vedo, lo vedo bene, quel film...finora è molto realistico.

    RispondiElimina
  12. hola sister

    sai bene che frequento ospedali molto spesso

    e di persone come te ne ho trovate poche..anzi pochissime!

    Nel tuo lavoro TU ci mettevi il cuore...

    ....io lo sò....

    ma quante come te????

    bacioni viky

    ma

    RispondiElimina
  13. Racconto crudo che raccolta realtà purtroppo frequenti.


    Ho frequentato anche io reparti del genere...mi faceva mancare il fiato l'odore pregnante nell'aria delle traverse dei letti.


    Continua con i tuoi racconti.

    La coscienza cresce anche attraverso queste letture.


    A presto :-))

    RispondiElimina
  14. In questo ultimo periodo sono andata spesso in ospedale per accompagnare mio padre per una serie di controlli. So di cosa parli perché anch'io ho trovato persone poco sensibili davanti a certe situazioni. Per svolgere certi lavori è necessario possedere determinazione ma anche cuore. La malattia è un momento difficile e anche un semplice sorriso o una sguardo amorevole possono donare un pizzico di gioia a chi sta soffrendo. Vorrei che tu continuassi a raccontare. Queste storie possono aiutarci ad aprire gli occhi su alcune realtà.

    Un abbraccio,

    Cinzia

    RispondiElimina
  15. quando dico che non mi dispiacerebbe morire giovane la gente mi guarda come se fossi pazza, ma davvero preferirei una morte prematura a vivere una vecchiaia come si vede in certi reparti

    RispondiElimina
  16. Cara Cesi,

    innanzitutto grazie della visita, e del bel commento postato.

    Purtroppo di questi luoghi dimenticati, dove i malati sono solo degli impicci, ce ne sono moltissimi.

    Io cerco di considerare i malati esseri umani, e con loro non parlo mai dei loro disturbi, ofaccio capire loro che sono disturbati, ma cerco di abbracciarli perché spesso un abbraccio conta più di tutto. Non migliora certo la situazione trattarli male, che colpa ne hanno? E poi sai bene che non si tratta mai di colpe ma di errori, e questi malati cronici anziani che hanno perduto la cosa più importante, il poter rispondere con dignità a questi poveri esseri che aspettano la fine del mese per lo stipendio...ci sono molte cose da dire..."non ti curar di loro, ma guarda e passa"...*

    Dante

    RispondiElimina
  17. Triste e vero ciò che racconti


    Negli ospedali c'è spesso questa realtà. Troppo spesso


    E chi assiste i malati deve avere non solo grande professionalità ma soprattutto, grande umanità cercando,nel frattempo, di non lasciarsi coinvolgere dalle mille storie personali di ogni malato, altrimenti è , come dico, "scorticare l'anima" ogni volta.


    Professionalità. Umanità.


    Come in ogni professione c'è chi ha queste qualità e chi no...


    Professione delicatissima. Ammiro sempre molto chi la svolge con dedizione


    Buona settimana

    bacio

    RispondiElimina
  18. Non è facile...ti capisco!!

    ciauffff

    RispondiElimina
  19. Io ne so qualcosa..quando entri in un ospedale, sia per lavorare, sia per far volontariato, poi è difficile abbandonarlo..anche se a volte fa male...

    RispondiElimina
  20. complimenti...mi piacciono i tuoi scritti, tra le righe vien fuori una sensibilità che non è da tutti! buona giornata e grazie della visita.

    RispondiElimina
  21. se li pubblichi io li leggo tutti di un fiato. Prima di riprendere lavoro passerà del tempo (sono stata operata al cuore) e splinder è una gioia. Alle volte anche un'emozione come quella di ieri che mi ha fatto prendere il gatto Esserino. Quei due sono diabolici.

    Un abbraccio

    RispondiElimina
  22. Bello scritto, continua, un grossissimo saluto Carla

    RispondiElimina
  23. Un saluto cara, grazie del tuo passaggio sul mio blog...bacio. Kay

    RispondiElimina
  24. Una donna sa...conosce e comprende tante situazioni... e nn molla mai...

    Un abbraccio a te

    LeAAA

    RispondiElimina
  25. realtà da pelle d'oca... io ci son passato ma ero dall'altra parte... sul letto

    RispondiElimina
  26. Hai scritto molto bene...spero che continuerai..

    buon inizio di settimana!

    Je

    RispondiElimina
  27. ...un infinito coraggio di animo e tanta sensibilità. E' un qualcosa che bisogna avere nel sangue per riuscire a fare un tale lavoro e solo loro lo dovrebbero fare, dottori compresi. Odio l'ambiente ospedale, forse perchè ne ho avuto a che fare fin da piccola con persone a me molto vicine...e questi "angeli" di corsia non è facile trovarli...ciao by Mary

    RispondiElimina
  28. continua. i tuoi racconti di vita sono commoventi, scritti con il cuore.

    sei tu quella ragazza?

    un abbraccio sister e grazie.

    RispondiElimina
  29. ciao dolcissima passo per darti i miei saluti di una buona serata.

    io stasera sono cotta :)

    RispondiElimina
  30. Felice autunno Sistercesy ^^

    un abbraccio

    RispondiElimina
  31. è un bellissimo raconto sister:))))

    ti porto caffè e buondì:)))))

    e un sorrisone tutto per te:))))

    ***

    ***

    ^_^

    RispondiElimina
  32. Buongiorno sister e in boccca al lupo!

    RispondiElimina
  33. Buona giornata carissima, a gentile richiesta Ale ha postato anche una sua foto, se vuoi passare a vederlo ;)

    RispondiElimina