sabato 29 marzo 2008

... NO COMMENT ...

animaliscandaloso e vergognoso è veramente dire poco!!!
La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 aprile può
 apparire casuale ma non lo è affatto:
 votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non
 avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13
 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione.
 ''E poi parlano di voler fare l'election day per ridurre i costi della politica - ironizza-
 Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per
 il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito
 trovato l'inganno''.
 MORALE DELLA FAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO POCHISSIMI MESI
 SENZA FAR NULLA GIÀ' HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI
 LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA A TERRA NEI MERCATI.
 
FATE GIRARE QUESTE INFORMAZIONI, TUTTI DEVONO SAPERE !!!
 I tg corrotti E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLO INTERNET PERMETTE DI
 CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA




rosa

giovedì 27 marzo 2008

... DETTI POPOLARI

 Questa sera mfiorientre cercavo qualcosa da leggere mi è capitato sotto mano un libro vecchissimo, tutto sdrucito e con le pagine in precario stato per essere stato troppe volte letto e riletto. Un libro  sui detti e usanze popolari dei contadini scritto in dialetto bresciano. Oddio, leggerli è molto faticoso, i suoni non sono mai quelli giusti, ho deciso, proverò a copiarne uno. Non garantisco il risultato ...partiamo!!!!!!


A  la  madónä  dè  la  sériȍlȁ 


dè   l’anvérèn  am  s’è fȍrä; 


ma  sé  ‘l  piȍf  o  ‘l  tirȁ  vènt, 


pèr  quaranta dé  sóm  turnȁ  dènt.



                    Traduzione:
                     a  la  madonna  della  Ceriola  dall’inverno  siamo   fuori;   ma  se  piove o  tira  vento, per  altri  quaranta dì  siam   dentro.
                      
Che fatica, ma ci sono riuscita. Evviva
 


                   


lunedì 24 marzo 2008

.... il silenzioso lago di BOS

lassù, nel candore eterno delle nevi, dove mille tenui zampilli d'acqua sussurrano un canto perenne di tutta la gemma musicale, lassù dove torreggiano minacciosi e orribili i picchi e si spalancano spaventosi abissi che l'erosione secolare ha scavato, un laghetto alpino, come una perla piovuta dal cielo, increspato dalla brezza, guarda sempre l'azzurro. Intorno, in un bel labirinto di sfingi e di giganti fermi, di guglie diritte, l'aquila sola ha il dominio, soltanto lei, la regina degli spazi, gira lassù le sue larghe ali e si libra a vertiginose altezze!!!!!!!




venerdì 21 marzo 2008

... rituali sussurrati ...


In totale fiducia e amore,
fate la legge Wiccan devi seguire.
Vivi e lascia vivere,
leale nel dare e nel ricevere.
Quando tre volte il cerchio hai tracciato,
il male al di fuori è confinato.
Il tuo incantesimo è sigillato,
se con la rima lo hai legato.
Lo sguardo sereno, leggero il tocco,
ascolta molto e parla poco.
In Deosil, se la Luna sta crescendo,
la Runa delle Streghe vai cantando.
In Widdershins con la calante Luna,
del bando canta la Runa.
La Luna nuova onora,
baciando due volte la mano alla Signora.
Per avere buona Fortuna,
esprimi i desideri quando è Piena la Luna.
Se il vento del Nord porta tempesta,
abbassa le vele e in casa resta.
Se il vento dal Sud soffierà,
l'amore sulla bocca ti bacerà.
Se il vento dall'Ovest si è alzato,
non trova pace chi è trapassato.
Da Oriente il vento porterà
aria di festa e novità.
Nove ceppi nel calderone porrai,
veloce e piano li brucerai.
Il Sambuco sia l'albero della Signora,
non bruciarlo o maledetto tu sia ora.
Quando la ruota comincia a girare,
i fuochi di Beltane inizia a bruciare,
quando la ruota a Yule giungerà,
accendi il ceppo e il Cornuto regnerà.
Una pietra nella corrente è lanciata
da chi desidera verità svelata.
Dalla Signora tu sia benedetto,
se fiori e selva tratti con rispetto.
Quando è vera la tua necessità,
non badare all'altrui avidità.
Se con lo stolto il tuo tempo hai buttato,
fra i suoi amici sarai annoverato.
Alla Legge del Tre devi badare,
tre volte nel bene, tre volte nel male.
Quando la sfortuna ti segna
una stella blu sulla fronte disegna.
In amore sii sempre vero,
se vuoi che il tuo amante sia sincero.
Della Wicca il Rede è uno:
"Fai ciò che vuoi, finché non nuoce a nessuno!"

giovedì 20 marzo 2008

martedì 18 marzo 2008

..... STORIE ....

fataVi è alquno di noi, nati in Valle camonica, cresciuti in un paesello aprico sperduto fra le boscaglie o nascosto in una forra di montagna, che non abbia sentito aleggiare sulla  propria culla, o negli anni primi de vita, il fantasms pauroso d'una leggenda rievocato tra i fiochi bagliori di un lume a olio? Nelle lunghe serate d'inverno la famiglia patriarcale si raccoglieva a veglia nella grande stalla ; dove, mentre le donne dalle mitologiche canocchie filavano, e gli uomini giocavano il tresette sopra un tavolo ( che aveva sentito i pugni di parecchie generazioni ) , e i giovanotti si provavano la canzone per la serenata. Noi , poveri piccini infagottati e minacciosi, ci radunavamo intorno alla nonna, perchè ci raccontasse le storie paurose!  < Nonna, ce ne dite una bella , lunga , lunga? >  < Non ne so più, di lunghe.> <E allora raccontacene un'altra>.  E dopo aver respinto varie proposte : quella dei bambini cattivi: quella dell'asino sotto il letto, ( che avevamo udito tante volte), finalmente ci si acquietava dinanzi a un nome nuovo. Allora la nonna raccogliendo su le spalle scarne un fazzolettone nero sbiadito, col gesto dei preti che incominciano la predica, guardando verso il lume a olio, che oscillava in mezzo all'adunanza, come trarne una ispirazione, raggrinzando le gote non più giovani, incominciava: <C'era una volta!> E questa macabra leggenda di morte ce la raccontò la povera nonna una sera di novembre quando eravamo tutti piccolini !  <C'era una volta un mandriano che stava tutto l'anno in una cascina sui monti : e discendeva in paese appena un mese all'anno. Era uno di quegli uomini cattivi, che non si ricordavano mai dei poveri morti, e che non hanno paura neanche del diavolo (a queste .... antifone noi s'incominciava a tremar verga a verga, e, stringendoci vicini, guardavamo verso il fondo oscuro della stalla, se mai qualche spettro ne uscisse ...) A quell'uomo cattivo un giorno si sbandarono le vacche e, per cercarle, passò di sera, al chiaror della luna, in parte a un laghetto, e vide, sulla riva, una testa di morto: lui la guardò, e con una pedata la buttò nel lago. La sera dopo passò ancor di lì, per andar a cercare le giovenche sbandate, e , toh ! La testa di morto c'era ancora, nel medesimo sito, e dalle occhiaie profonde lo guardava come per supplicarlo. L'uomo cattivo non ci badò: col suo scarpone spinse la testa, che andò ancora a tuffarsi nel lago, ma questa volta, ragazzi, con un lamento che avrebbe fatto agghiacciare il sangue addosso! Il mandriano venne via come se fosse stato nulla. Ma la terza sera, quando, ripassando di lì ancora in cerca delle giovenche che da tre giorni gli fuggivano nella macchia folta, trovò ancora alla riva la testa di morto, allora capì che si trattava di un'anima confinata e le promise che le avrebbe fatto fare una cappelletta su al passo per dove sarebbero passati i gendarmi, i contrabbandieri, i boscaioli, e i mandriani, che gli avrebbero recitato un Requiem. Difatti, concludeva la nonna, se andrete al Capo di Morto vedrete una rustica cappellina. <Nonna > le chiesi stupito <cosa sono le anime confinate? > < Dovete sapere che quando uno fa peccati in un luogo, dopo, quando muore, deve venir lì a far la penitenza. Domani sera vi dirò la storia di Pippo Nuvole che, nella valle di Campolungo, vide centinaia di morti, che spaccavano legna durante un temporale >.    


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lunedì 17 marzo 2008

LEO, IL GATTO DAGL'OCCHI D'ORO

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I RITI DI PRIMAVERA ....

Maridà le püte è una tradizione che esisteva a Saviore e di cui l'origine si perde nel tempo; aveva luogo, fino a pochi anni fa, la sera del Venerdì Santo. Due gruppi di giovani, uno alle Dase, in cima al paese, verso Fabrezza, ed uno al Dos Merlì,dietro la chiesa, accendevano due grandi fuochi, che potevano essere visti reciprocamente. Partivano allora i cori, e l'eco rimbombava per tutto il paese. I ritornelli erano sempre preceduti dal suono potente di un corno di bue,  le frasi, studiate a lungo nelle lunghe sere invernali. Corteggiare le ragazze per capire i loro desideri, per tramutarli in atroci beffe  nella notte piena di fuoco e urla .....


Il primo gruppo partiva con : l'è primaera el'gè gia gnarela bela bela


il secondo gruppo rispondeva: chela chela


sempre il primo: la mari de prusciii


il secondo :gliela dom a chiiiii


il primo:a rapat


il secondo:par faga fa chiii


il primo:par natà al camiììì


Traduzione: è primavera e c'è una ragazza bella bella


chi è, chi è


Maria di casa "pruscii"


a chi la maritiamo???


a "Rapat"


per fare cosa?


per pulire il camino!


Questa tradizione era lo spaurracchio per le ragazze del paese, se poi rimanevano zittelle era un dramma, ogni anno al loro "curriculum" veniva aggiunto di tutto e di più.






fata


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domenica 16 marzo 2008

.... AMICIZIA ...

10 mesi - 16


 


 


 


 


 


 


 


 


 


        matisse con il suo nuovo amico.


     l'amicizia ti scalda il cuore e rende  le tue domeniche  affollate e


     gioiose !!!!!!!!  Tantissima amicizia a TUTTI !!!!!!!!!!


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giovedì 13 marzo 2008

...LA STREGA TAANì

fataVerso la fine degl’anni 50 a Saviore perdurava una strana abitudine, quella di riunirsi la sera nelle stalle.  Ricordo quei luoghi rischiarati debolmente dalla  lampadina appesa al soffitto a volta,  una luce fioca, senza protezione e sotto la quale c’erano le donne che sferruzzavano gli “scalfarì” oppure le “scarpòte”. Gli uomini sedevano su sgabelli ricavati da pezzi di larice che poggiavano al suolo su una gamba sola, parlavano tra loro mentre le mani, veloci, costruivano gerle per il fieno che si sarebbero usate nelle prossime estati. Noi bambini giocavamo, giochi che ora non esistono più, giochi strani ma a noi “normali” come il buttarsi giù dall’apertura da dove si prelevava il fieno da dare alle mucche, oppure giocare a nascondino. Naturalmente ci si nascondeva nel fieno, lungo le pareti più scure e trasudanti umidità della stalla stessa, ma il nascondiglio più ambito erano le mangiatoie. Se ci penso ho ancora la sensazione di sentirmi addosso il respiro pigro della “Colomba”,  la mucca più buona e docile della stalla che io conoscevo bene e per questo mi fidavo. In questo ambiente così pieno di odori e umori contornato da ombre sempre in movimento, c’era una figura che per anni ha vissuto nei miei sogni, la “Taanì”. Descriverla è difficile, era una donnina piccola, tutta sbilenca, vestiva con tante gonne (almeno a me sembrava così), gonne lunghe fino a terra e portava uno scialle incrociato sul petto, in testa un altro scialle nero dal quale scappavano ciuffi di capelli bianchi intrecciati e tenuti malamente fermi da forcine d’osso nero. Lei passava le sue serate a filare la lana. Filava e raccontava le “storie”. Storie che per noi bimbi, erano fonte di  paura. La ricordo seduta sulla panca, piccola tutta vestita di nero, con in grembo una bracciata di soffice lana,  mentre le mani veloci imprimevano vita al fuso dal quale scendeva il filo che a turno, noi bambini dovevamo tenere sulle braccia. Filava e raccontava, erano sempre favole violente, fatti dove la morte era regina e il male trionfava, parlava di streghe e demoni di maledizioni malattie e di sparizioni senza più ritorni. Inutile dirlo, ero terrorizzata da questa vecchietta, tutti ne avevamo paura, poi una sera la certezza, si era una strega !!! Quante volte ci aveva raccontato la storia delle belle fanciulle che ballavano senza mai stancarsi ma che nascondevano piedi caprini??? Tantissime,quello era il “segno”delle streghe. Noi bambini superata la paura decidemmo di vedere se il nostro dubbio fosse verità. Una sera mentre nevicava tantissimo decidemmo di seguirla di nascosto, lei si avviò zoppicando piano piano, ma a un certo punto la vedemmo togliersi gli zoccoli e la sua andatura cambiò, divenne più veloce, continuammo a seguirla poi mentre lo sguardo andava alle sue impronte la paura ci fermò e il panico ci invase, nella neve c’era chiaramente un’impronta caprina affiancata a una umana!! La “TAANI”era una strega. Ci sono voluti anni per rimuovere quell’avventura, per capire e lasciare spazio alla logica, povera “Taanì” nata sfortunata, nata con un piede equino. Un piede che stretto in uno zoccolo fa molto male, meglio toglierlo, un piede che libero lascia un’impronta da “strega”. 



  

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mercoledì 12 marzo 2008

... LA BIMBA E L'ORSO ....

A Valle, poco lontano dal cimitero, sulla vecchia strada che porta a Ponte, d'inverno succede una cosa assai strana . Quando nevica per un metro e mezzo circa, la strada  rimane asciutta, la neve non "attacca". Ho potuto verificare il fenomeno di persona, durante una nevicata. Anche don Andrea Morandini e G. Maria Bonomelli riportano la medesima osservazione. C’è anche una lapide della fine del Settecento che ricorda la morte di una persona, GMC, nel 1795, conservata dopo il ripristino della strada. Certamente esiste una spiegazione scientifica del fenomeno, anche se quella data dalla cultura popolare è più affascinante. Nelle vicinanze di questo luogo c’era la  "Cø del Gob" (casa del gobbo) rimasto vedovo con la figlia; in una fredda sera invernale, un orso affamato riuscì ad entrare nella casa. La bimba, atterrita, fuggì, ma l’orso la raggiunse e la sbranò. Il sangue caldo bagnò la terra, che da allora rifiuta la neve, in ricordo della piccola montanara. Attenzione a non aggirarvi per i boschi della Valsaviore, soprattutto di notte, poiché recentemente è stato avvistato un esemplare di orso bruno in Val Salarno.

.... IL TRAGUARDO COMUNE ...

...I RITI PER IL DIO SOLE ...

Il tema del sole è presente già dell’inizio della sua storia per il popolo camuno. Il nome etrusco è «catha» e ricorre a Saviore nella località Catacapra o Cazacapra, in cui accanto alla parola riferita al sole «cata» vi è capra, un termine che non niente a che fare con i caprini, ma piuttosto con il nome etrusco «capra», recipiente, urna funeraria sarcofago. Il nome ha un alto significato in quanto s’inserisce nel nome dell’Adamello e nella considerazione che gli antichi camuni avevano della Valsaviore costituita come unità. Accanto al culto del sole, un animale, portato proprio dai primi artigiani, è il cavallo, chiamato come «dam». Da un punto di vista della considerazione degli artigiani, che, comunque, avevano osservato la Valle dell’alto, il ghiacciaio del Pian di Neve si poteva vedere come un cavallo con la testa, corrispondente all’Adamello e la coda con il Carè alto. L’Adamello è quindi il cavalluccio, detto in modo affettuoso. Ma la considerazione degli artigiani contemplava anche l’altra parte delle montagne, in particolare il Re di Castello che aveva una struttura simile, considerata dal Passo di Campo. In questo caso le due catene potevano essere viste come i due o più cavalli che tiravano la biga del sole che spuntava, nelle diverse età dell’anno, proprio ad oriente della Valsaviore. Il racconto della biga del sole era collegato nella mitologia greca alla storia di Fetonte che, guidando il carro del padre, era caduto bruciato sulla terra. In questo racconto si può scorgere le paure caratteristiche del fonditore che teme di non riuscire a dominare il fuoco che egli stesso ha acceso. In questo senso Cathacapra era il sepolcro del sole che era precipitato col suo carro sulla terra. Non è possibile se il luogo fosse meta di cerimonie religiose.

lunedì 10 marzo 2008

Le

 

La fonte più ricca sulla caccia alle streghe in Valle Camonica sono i Diarii del veneziano Marin Senudo, che riporta vicende accadute tra il 1496 ed il 1536. Alla fine del XV secolo si parla dell’esistenza di una setta diabolica ad Edolo, dove nel 1510 fu innalzato uno dei primi roghi di streghe, accusate di aver arrecato siccità con i loro incantamenti. In Valle, nel solo mese di luglio del 1518, furono arsi vivi sessanta donne e venti uomini, i beni incamerati nei benefici ecclesiastici. Ancora nel 1690, una donna, accusata di stregoneria, muore in prigione a Breno. Di questo mondo rimase traccia nelle antiche leggende.


Tra Cevo e Saviore, al Bàit dei Sànch (Fienile dei Santi), di notte si sente la Dòna del zöck, la Signora del gioco, residuo di antiche divinità pagane, forse una volgarizzazione di Erodiade o Diana; tale entità è citata nel Canon Episcopi, apportatrice di danni e paure. Secondo la leggenda saviorese, in questo fienile ridde di demoni d’ogni sorta intessevano danze sabbatiche: talvolta i giovani del paese venivano invitati a festeggiare da avvenenti creature, che rivelavano poi la loro natura, mostrando ripugnanti piedi di capra. Chi osasse avvicinarsi vedrebbe “un lume in basso quando si trova in alto, in alto quando si trova in basso”. Quando la Dòna del zöck giungeva nei pressi di baite isolate, faceva impazzire gli animali, graffiava porte e finestre, lasciava i prati ricoperti d’escrementi; si potevano vedere i segni della stregoneria sugli animali (come i crini intrecciati dei cavalli) che di lì a poco sarebbero morti. Sopra Cargiöla, a Saviore, c’è un fienile che riporta diverse date del 1700, iniziali e numerosissime croci, intagliate nel portone di legno, con l’intento apotropaico di far divergere il male da quel luogo.


A Cevo si parla delle Strìe de l’Andròla, che avrebbero dimorato nelle antiche miniere di rame lì presenti, il cui accesso era custodito da un serpente che sulla coda recava un anello d’oro; celebravano il sabba infernale durante i temporali. E’ probabile che anche le streghe valsavioresi, viaggiando a bordo di capre, gatti e quant’altro, si unissero ai “barilotti” che avevano luogo al Tonale, deputato al ritrovo dei demoni di Valle Camonica, Valtellina e Val Seriana, anticamente dedicato al culto della divinità pagana Tonante Pennino. Sopra una roccia chiamata Preda del Gal furono apposte dodici croci ed una figura circolare: in tutta la Valle Camonica si riscontrano croci di cristianizzazione, realizzate con l’intento di risacralizzare luoghi precedentemente dedicati al culto di divinità preesistenti.


Con l’epiteto Caterina de Bèrs si indicava una persona che aveva le visioni per la fame, perché questa donna sosteneva di essersi cibata, per dodici anni, della sola ostia consacra. Venerata come santa dai compaesani, Caterina, della famiglia Rossi di Poschiavo, ogni giorno vede demoni che la distolgono dalle sue orazioni; comunica direttamente con Gesù Bambino, la Madonna e San Francesco; dopo la comunione entra in estasi. Il Vescovo di Brescia esamina il caso ma non gli attribuisce rilevanza; il parroco allora le vieta la comunione. Fu condannata a 10 anni di prigione nel 1642, per affettata santità,: le accuse riguardano atti di insofferenza verso le autorità e violazioni alle regole della Chiesa. Un testimone la accusò di appartenere ad una società di streghe ed il tribunale inquisitorio notò che aveva segnati sulle spalle i caratteri J,V,K,M, spariti però il giorno dopo. Anche il frate cappuccino Fulgenzio da Cevo aveva le visioni come Caterina, tanto che ogni mattina era destato dalla Vergine degli Angeli, la quale ebbe il merito di salvarlo da una caduta dall’alto di una chiesa. Nonostante le corrispondenze soprannaturali, non seguì lo stesso destino di Caterina.

VERITà E LEGGENDE

LA CHIESA EDIFICATA SULLE MURA DI UN ANTICO CASTELLOLa Valle Camonica, santuario della preistoria, con centinaia di migliaia di incisioni rupestri, aveva già una solida tradizione spirituale quando gli evangelizzatori giunsero tra le sue montagne, che custodivano da millenni un Pantheon di divinità legate all’adorazione del sole, alla caccia, al culto dell'acqua; aveva fatto proprio il dio celtico Cernunnos, dalla testa di cervo, mirabile incisione del Parco delle Naquane a Capo di Ponte, ed anche le divinità romane erano state sovrapposte a quelle locali.


Toponimi inerenti i Pagani sono frequenti in tutto l’arco alpino ed indicano spesso siti cultuali pre-cristiani; a Saviore le Rumine, all'uscita dal paese verso Fabrezza, erano anticamente chiamate Dosso dei Pagani, forse anche per la presenza di un'iscrizione incisa sulla roccia in caratteri sconosciuti; la chiesa dei Ss Nazario e Celso ad Andrista sarebbe sorta sui resti di un antico tempio. La santella del Güsgiöl dele Crìstule, a Cevo, è stata eretta vicino ad una lastra di granito detta Tomba del diàol, tomba del diavolo e nei pressi esistono incisioni rupestri. Le Tambe dei Pagà, sul crinale del monte che separa Ponte e Valle, furono probabilmente il rifugio degli ultimi uomini della Valsaviore che rifiutarono la conversione al cattolicesimo. La loro struttura si snoda in un meandro di cunicoli sotterranei, ancora in buono stato; erano miniere di rame preistoriche. Tamba significa luogo nascosto. Nel 1812 Cristoforo Boldini parla del “Castello di Romini sopra Saviore detto il Dos dei Pagani si chiama anco indistintamente Castegnocolo”, che presentava, ancora nell’ ‘800, avanzi visibili delle mura, "a varia discreta altezza”; accanto vi era una fontana, detta Pozzo delle Zane (corruzione di Puteum Dianae), sulla quale era presente un’iscrizione in antichi caratteri ignoti.


A Saviore, la tradizione celtica di accendere fuochi nella notte del solstizio d’estate è stata mantenuta fino a pochi anni fa. Per la festa patronale, il 24 giugno, si facevano ardere lumicini, preparati con resina d’abete, posti su tutto il muro che circonda la chiesa. Una leggenda parla poi di fiammelle vaganti prima dei temporali. Tale usanza è testimoniata in Irlanda, Russia, Svezia, Norvegia, Spagna, Grecia, Germania; è celebrata ancora oggi nei dintorni di Hallstatt (il più antico sito celtico), in Austria. I fuochi di San Giovanni proteggono i raccolti dai demoni ed il calore rende fertile la terra. Un’ampia trattazione dell’argomento è contenuta nel Ramo d’oro di James Frazer. Il Venerdì Santo, durante l’usanza del Maridà le püte, si accendevano grandi falò e si intonavano cori epitalamici. Del resto, persino la Chiesa eccezionalmente celebra la nascita di un santo e non la sua morte, sovrapponendola ai riti pagani. La parrocchia di Saviore per l’occasione donava pane bianco, ciliegie, pere e carrube anche agli abitanti dei paesi vicini.


Anche le Rogazioni, una delle festività cattoliche più sentite nel mondo rurale, conservano un legame con i culti di fertilità della terra, retaggio di un politeismo cristiano, di origini ancestrali. Ai neonati si faceva sempre il segno di croce prima di portarli fuori, affinché non fossero stregati; per la medesima ragione, le donne non uscivano mai di casa con il capo scoperto. I Santi cattolici furono sovrapposti a divinità pagane, come San Vito, invocato dai Longobardi contro le vipere, cui sono dedicate santelle nei viali di campagna (ce n'è una sulla strada per Brata, tra Ponte e Saviore). 


 


 


 


 


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sabato 8 marzo 2008

.... DONNA ....

verdianauna donna ha la forza che sorprende l'uomo.


Può controllare guai, può portare carichi pesanti.


Mantiene gioia, amore e opinioni.


Sorride quando ha voglia di gridare, canta quando ha voglia


di piangere, piange quando è contenta e ride quando è spaventata.


Il suo amore è incontrollabile. L'unica cosa sbagliata in lei


è che a volte dimentica quanto vale.........


 fiori

venerdì 7 marzo 2008

.... SCUSATE


Oggi    guardando   gli   ultimi   commenti   sono   rimasta   senza   parole,


c'era   uno   scritto   veramente    brutto!


Non   per   quello   che    diceva   a   me,   figurarsi   se   mi   vergogno  


di   dire   e   scrivere   quello   che   penso,   non   ho    più   l'età   per


   poi   avere   il    lusso   dei   rimpianti!


Ma   mi   ha   sconvolto   il   fatto   che   ha   dato   del   "delinquente"   a


   un   ragazzo   morto   in   una   circostanza   assurda!!


Un   ragazzo   è   anche   quello   che   l'ha   ucciso   e   che


   sicuramente   non   era   preparato   a   gestire   il   fatto   che    l'ha   


coinvolto   e   che   segnerà   per   sempre   la   sua   vita.


Ho   scritto   a   mia   volta   un   commento   in   risposta   sperando  


che  l'interessata   vada    a   leggerlo,   però   a   questo   punto   devo


a    Carlo   delle   scuse    al    posto   di   questa   persona    che   


crede   di   avere   in   tasca    la   verità,   o   almeno   la    sua   


verità,    e    senz'altro    non    si    chiederà    mai   se    possa 


  esistere     un'altra    verità.


Gli   chiedo   scusa   con   questa   canzone,   scritta    per   lui ......


  


   

mercoledì 5 marzo 2008

... BASTA ...

.... basta, Marco, basta, sei un grande ... d'accordo ... ma non hai più l'età !!!


Molla,  hai già dato,   tutti sanno   di che  pasta   sei   fatto  !!!


Ma ora    rischiare   la vita  per  dimostrare   chi   sei   mi  sembra   troppo,


Non  stare    in   pensiero,    hai    seminato   bene,  


penso    che   i  nostri   giovani    siano   capaci   di  pensare   con   la    propria   testa.


Smettiamola   di  essere    sempre    in   prima   linea   e   lasciamo   spazio   alle nuove    generazioni!!!!


UN    abbraccio   di   cuore,    una che   ti   ha    sempre   ammirato.


(  ma ora forse è meglio che molliamo)  

RICORDANDO .....

un   pensiero   e    un   grazie   a   una   persona   che   ha   dedicato


la   sua   vita   a   combattere   la   violenza   e   l'ignoranza   di   un


certo   mondo   maschilista.


TINA   LAGOSTENA  BASSi,   un'amica   per noi.


Ciao,      buon   viaggio,    un   enorme   grazie   per   tutte   le   lotte  fatte   con   noi.  

martedì 4 marzo 2008

MATISSE

il 


gatto che ama




arrampicarsi    sulle   piante    per    far   vedere   a tutti  


 il proprio   coraggio  !!!!!!!

lunedì 3 marzo 2008

... eccomi ... sono l'ultima ...

e    mi


chiamo    CILIEGIA,   perchè ..... lo capite   il    perchè????????

... eccomi ... sono nato ...

nella  vita  sono   arrivato    secondo   ma   come   vivacità   nessuno  


mi   batte,   ed   è   per


questo   che    mi    chiamo  


FOLLETTO  ( provvisoriamente)

domenica 2 marzo 2008

sabato 1 marzo 2008

... DESTRA... O SINISTRA ....

      canzone   appropriata !!!!!!!!!!!!!!!!!


.... ECCO A VOI

la piccola ,  nata   alle   ore   0,45   del     01/02/008.


Si   chiama   Patata   e   adora   essere   coccolata   e   sbaciucchiata   sulla   pancina .....